ROBERTA DAPUNT

LA VOCE POETICA DELLA LADINIA DOLOMITICA

 

di Roberto Antolini

 

Roberta Dapunt, Le beatitudini della malattia.

Einaudi, Torino 2013. 54 p., € 8,00

 

È possibile scrivere un intero libro di poesia sull’alzheimer? Un libro del genere lo ha appena pubblicato Einaudi, nella sua prestigiosa “Collezione di poesia”, ed è un’opera di straordinaria intensità. Lo ha scritto Roberta Dapunt, poetessa ladina tornata – dopo una giovinezza cosmopolita – a vivere insieme al marito scultore Lois Anvidalfarei (1) nel maso di famiglia in località Ciaminades, in Badia, di fronte al gruppo dolomitico del Sas dia Crusc. Occupandosi della conduzione del maso, della stalla, dell’alpeggio, e traendone libri di una poesia dimessa, impoetica, ma di una verità sapienziale folgorante (soprattutto se letti nelle nostre città di plastica, che lei ha abbandonato).

 

A partire dal 1993 Roberta Dapunt pubblica alcune raccolte poetiche, sia in ladino che in italiano, dalla circolazione limitata, come quasi tutti i libri di poesia oggi. Ma nel 2008 la sua maturità poetica incontra (grazie al tramite di Erri De Luca) il grande pubblico con La terra più del paradiso per i tipi dell’Einaudi, ed è un vero successo: modesto – com’è l’autrice, e com’è anche la poesia contemporanea – ma molto solido, basato sulle cose vere che Roberta Dapunt ha da dire, e sul modo essenziale in cui le dice: vibrante di una emozione formalmente contenuta ma fortissima di fronte all’avventura della vita. Accettata come destino inscritto in un territorio che la forgia, e che viene contemplato con religiosa adorazione e con perfetta identificazione. Il successo è stato costruito dall’autrice anche grazie ai suoi ammalianti reading, in cui si presenta al pubblico (di solito da piccoli numeri, in situazioni come biblioteche, musei, circoli culturali) con la sua aria da Joan Baez ladina, una coda di cavallo con fili argentati ed una voce sussurrata, che bisogna tendere le orecchie per percepire.

 

La “ladinità” dolomitica di Roberta Dapunt (intesa in senso antropologico) è sostanza della sua poesia, anche se ormai viene pubblicata in italiano. Ma è una ladinità che è allegoria della vera condizione umana, della sua limitatezza, del suo stare in bilico sul baratro intrisa di fatica e dolore, ma allo stesso tempo anche della sua compartecipazione alla divinità. Dapunt è una poetessa della vita quotidiana nella sua dimensione più “bassa”, fisiologica, ma anche della folgorazione. La folgorazione che sgorga dalle cose di tutti i giorni è proprio la sua ispirazione. Questo suo secondo libro per Einaudi Le beatitudini della malattia è tutto dedicato alla progressiva presa di possesso della madre – chiamata alla ladina Uma – da parte della malattia dell’alzheimer. Un dialogo fitto, doloroso ed affettuso, con un radicale “altro da sé”, che però sta anche “dentro di sé”, è lo specchio del comune umano destino.

 

Nota

1)      Mostra in corso al MACRO di Roma: www.skira.net/anteprime/lois-anvidalfarei.html )

 

 Roberta Dapunt, reading a Mori (TN). Foto Roberto Antolini

 

Il ritorno dai pascoli

 

È cammino casto il ritorno dal Fanes,

zoccolo che pesta lento ogni fine di estate.

E così siamo soli nell’ampio paesaggio,

ci facciamo villani dai riservati silenzi,

accordati alle mucche per rispetto

verso il loro sentiero saputo.

 

Io guardo commossa e sono fortunata persona,

ma se solo potesse l’anima

stare nel tondo ventre di vacca,

come a settembre un vitello al ritorno.

Con la quiete rivolta in avanti,

senza sapere per dove ma sicura di un approdo,

cullata e nel caldo, verso un fieno tagliato di nuovo

ogni qualvolta finisce l’erba

 

DA: La terra più del paradiso, 2008

 

 

Che mi sia consentito dire: le beatitudini della malattia,

poiché nella mente hai raggiunto la condizione perfetta

dei ricordi che non hanno più occhi e non si guardano

              indietro.

Davanti a me ci sei tu, il tavolo di sempre e la sedia.

E il giorno che guardi fuori dalla finestra.

È configurazione proporzionata la vostra.

di una distanza ormai sicura.

 

DA: Le beatitudini della malattia, 2013