Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Roma)

 

I MITI DEL RISORGIMENTO E GLI SCRITTORI DIALETTALI

 

Mercoledì 25 giugno 2014, ore 17.00, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea - Palazzo Mattei di Giove (Via Michelangelo Caetani 32 – 00186 Roma), verrà presentata l’opera

I miti del Risorgimento e gli scrittori dialettali. Studi e testi

a cura di Massimiliano Mancini; prefazione di Franco Brevini

Editore: Il Cubo, 2014, pp. 320.

 

La lingua nazionale non è stata davvero nazionale, cioè condivisa e parlata, fino a tempi recentissimi; la letteratura italiana non ha potuto essere la «letteratura degli italiani» e, sempre più sinistri, gli orpelli della romanità sono finiti dritti a infoltire le furerie del fascismo. Del resto come stupirsi che valori puramente ideali e poco o nulla radicati fra la gente si siano espressi di preferenza facendo ricorso a codici analogamente estranei? Mentre, dai Sepolcri di Foscolo alla canzone All'Italia di Leopardi, il canone risorgimentale volava sempre più alto, velleitario e sganciato dai propri potenziali interlocutori, il dialetto continuava a rendere disponibili le proprie risorse a chi volesse continuare ad aggirarsi tra quegli atrii muscosi e quei fori cadenti, che costituivano l'altra faccia delle fantasie imperiali. Era la voce di quei famosi, grigi volghi, che non sembravano avere orecchio per trombe e fanfare. Il problema era ben più che linguistico e riguardava la capacità egemonica delle classi risorgimentali.  

(Dalla prefazione di Franco Brevini)

 

 

Massimiliano Mancini è ricercatore presso il Dipartimento di Italianistica e Spettacolo della Sapienza Università di Roma. Collabora agli «Annali Manzoniani» ed è socio del Centro Studi G.G. Belli.

 

Franco Brevini insegna Letteratura italiana e Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Bergamo e all’università Iulm di Milano.

 

Paolo D’Achille insegna Linguistica italiana presso l’Università di Roma Tre. E’ socio ordinario dell’Arcadia dal 2004 e dell’Accademia della Crusca dal 2013.

 

Giuseppe Monsagrati ha insegnato Storia contemporanea alla Sapienza Università di Roma. Ha pubblicato numerosi saggi sulla storia del Risorgimento, il suo ultimo studio è Roma senza il Papa. La Repubblica romana del 1849, Laterza, 2014.

 

Lauro Rossi, funzionario della Biblioteca di storia moderna e contemporanea e studioso dell'Italia fra sette e ottocento, ha pubblicato, tra l’altro, i volumi Ideale nazionale e democrazia in Italia. Da Foscolo a Garibaldi (2013); Garibaldi: vita, pensiero, interpretazioni. Dizionario critico (2008); Garibaldi: due secoli di interpretazioni (2010), Un laboratorio politico per l'Italia: la Repubblica Romana del 1849 (2011).

 

Per informazioni:

Biblioteca di storia moderna e contemporanea, e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Olindo Guerrini (Forlì 1845-Bologna 1916)

 Olindo Guerrini (Forlì 1845-Bologna 1916)

 

INDICE

 

Prefazione
di Franco Brevini

Introduzione
di Massimiliano Mancini

Una preoccupazione della storia. Il toscano e l'italiano di fronte all'Unità
di Giulio Vaccaro

Il discorso risorgimentale in piemontese
di Herbert Natta

Versi popolari a Milano e dintorni
di Sandro Bajini

Le Dieci giornate di Brescia nei sonetti di Angelo Canossi
di Elena Maiolini

Echi risorgimentali in alcuni testi friulani
di Laurino Giovanni Nardin

Su alcuni inediti in friulano
di Valentina Cipriani

L'identità nazionale nei Sonetti romagnoli di Olindo Guerrini
di Davide Pettinicchio

Giuseppe Gioachino Belli e la rivoluzione nazionale
di Marcello Teodonio

Testimonianze pascarelliane
di Daniela Armocida

L'Unità e l'Abruzzo. Testimonianze letterarie dialettali
di Marco Del Prete

Russo e dintorni. Il Risorgimento nella prospettiva degli scrittori napoletani di fine Ottocento ed inizio Novecento
di Fulvio Tuccillo

Fra vocazione epico-narrativa e rilettura storico-politica: la poesia dialettale in Puglia nell'Ottocento
di Gabriele Scalessa

Littera allu Dimuonu. Versi dialettali calabresi al tempo della crisi postunitaria
di Enrico Meloni

Questione linguistica, protesta sociale e politica, edonismo nel Romanticismo in siciliano
di Cinzia Emmi

I canti popolari siciliani e la letteratura del Risorgimento tra dialetto e lingua
di Salvatore Di Marco

Il mito poetico della “patria sarda”: dall'inno rivoluzionario all'idillio pastorale
di Massimiliano Mancini

 

Giuseppe Gioachino Belli (Roma 1791-1863)

 Giuseppe Giochino Belli (Roma 1791-1863

 


75 Jahre Option: Aus diesem Anlass lädt die Landesbibliothek Dr. Friedrich Teßmann zusammen mit dem Tiroler Geschichtsverein / Sektion Bozen und dem Südtiroler Landesarchiv zu einem Vortragsabend am 10. Juni 2014 ein.

Wann: Dienstag, 10.06.2014, 20.00 Uhr

Wo: Landesbibliothek Dr. Friedrich Teßmann, A.-Diaz-Str. 8, Bozen

 

 Optanti in partenza da Ortisei (Val Gardena)

 

Stefan Lechner referiert zum Thema „Gehen oder Bleiben? Die Option 1939“. Im Mittelpunkt des Vortrags steht eine überblicksartige Darstellung der Option und der Umsiedlung der Südtiroler. Außerdem wird ein Vergleich mit Umsiedlungen anderer „Volksdeutscher“ (z. B. aus dem Baltikum) vorgenommen und auf die Auseinandersetzung mit der Option nach 1945 eingegangen.

 

 

Carlo Romeo spricht über „Die Option 1939 aus italienischer Sicht“ („La ricezione italiana delle opzioni del 1939“). Der Vortrag beschreibt die Haltung der damaligen italienischen Behörden, der italienischen Presse und der Öffentlichkeit gegenüber der Option. Es wird dargelegt, wie sich die italienische Sicht auf die Ereignisse in der Diplomatie, in der Geschichtsschreibung und in der Öffentlichkeit geändert hat: von der Streitfrage nach den Urhebern der Option bis zu den neueren Studien, die den Blickwinkel erweitert und ergänzt haben.

 

 

Einführung und Moderation:

Gustav Pfeifer, Südtiroler Landesarchiv

 

 

Referenten:

Stefan Lechner, Historiker und Lehrer, derzeit Mitarbeiter des Südtiroler Landesarchivs: „Gehen oder Bleiben? Die Option 1939“ (Vortrag in deutscher Sprache)

Carlo Romeo, Historiker und Lehrer: „La ricezione italiana delle opzioni del 1939“ (Vortrag in italienischer Sprache)

 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI

LIDIA MENAPACE, A FUROR DI POPOLO

Editrice Rivista “Marea” 2014


VENERDI' 21 FEBBRAIO 2014 ORE 17.30
TRENTO - SALA AURORA - CONSIGLIO PROVINCIALE - VIA MANCI 27

Saluto del Presidente del Consiglio Provinciale Bruno Dorigatti

introduzione di Sandro Schmid

e conversazione con Lidia Menapace

 

 

 Lidia Menapace

 

INDICE

 

PREFAZIONE

PREMESSA

LA TEORIA ‘D’OCCASIONE’
Il tempo: ora
Il testimone
Ascesa e crisi del capitalismo

CRISI ED ECONOMIA DELLA RIPRODUZIONE
Economia criminale
Giovane e donna non sono figure sociali
Incompatibilità
Le dimensioni della crisi capitalistica
Calamità naturali
L’imperialismo USA nell’era di Obama
Un difficilissimo discorso

ALFABETIZZAZIONE TOTALE
La cultura
Le mistificazioni della cultura alternativa
Fuga di cervelli

BENI COMUNI

Spunti teorici sui beni comuni
Ancora sui beni comuni
Mercato globale e asparagi peruviani
I TAV e i guasti dell’economia territoriale
Ancora sui TAV
TAV, welfare ed ecologia
Controllo dello sviluppo e mutazioni
Diritti e sostenibilità della vita
Stupidi simboli di ricchezza

 

RICOSTRUIRE LA CULTURA POLITICA
Metodi, procedure, risultati
La parola bilancio
Clausola di non sopraffazione
Sulla prostituzione
Pecunia non olet
Disinformazione premeditata
Elezioni
Parliamo di genere

LE FORME DELLA POLITICA
Convenzione
Genova 2001
Legalità costituzionale
Ma cos’è la guerra e cosa non è

GOVERNO MONTI
Costi della politica
Sciopero delle ferrovie
Donne e mercato del lavoro
Articolo 18: chi è il tabù?
Maggiori liberalizzazioni, minori diritti
Suicidi
La crisi è strutturale non congiunturale
Supplenti
Feudalesimo moderno
Il papa e il presidente

FAMIGLIA ANTIFASCISMO, I.M.I., RESISTENZA
La famiglia
Esperienze istituzionali
25 aprile e dintorni
Internati Militari Italiani
Ancora sugli I.M.I.
Oscar Luigi Scalfaro
Un inverno
Resistenza e religione
Religione e tasse
Sgravi fiscali
Scuole paritarie e tasse della chiesa

A MO’ DI CONGEDO
Non è un commiato, bensì una commessa

 

 

 

NON È UN COMMIATO, BENSÌ UNA COMMESSA

Lidia Menapace

 

Il fatto è che non riesco a concludere il libro, ogni giorno mi viene da scrivere qualcosa, che si potrebbe aggiungere ancora, disponendolo qua e là. Si potrebbe dire che forse non sto scrivendo un libro, ma un diario. Però non è vero, non è così, dato che molte cose trascuro, non perché inutili o insignificanti, ma perché non sono di (teoria d’) occasione, mentre altre sì, e quelle chiederebbero davvero di essere sempre aggiunte. Ho provato a pensarci ed ecco quanto ho ricavato e che mi convince che ora devo staccare e licenziare il testo senza commiato, ma con un impegno da trasmettere, con una consegna da passare, una cultura politica da costruire e agire.

Infatti il libro si snoda con un andamento che è quello dettato dall’occasione e lì fonda la sua metodologia. In sostanza, si tratta di filtrare i fatti e le notizie che quotidianamente accadono e registrare attentamente quelli che interrompono la continuità e iniziano una serie, e di prendere spunto per riflettere: non è significativo l’ennesimo segnale di una cosa o tendenza, ma il primo che interrompe la serie statistica: può darsi che si arresti e rimanga un picco solitario, può darsi che disegni una tendenza o mostri un cammino agibile.

 


 

1914-1918 - DER ERSTE WELTKRIEG

EREIGNIS UND ERINNERUNG

FORSCHUNGSFRAGEN UND PERSPEKTIVEN.

EIN WERKSTATTGESPRÄCH

 

 

Eine Veranstaltung der Landesbibliothek Dr. Friedrich Teßmann in Zusammenarbeit mit der Österreichischen Akademie der Wissenschaften (Wien)

 

 Battaglia sui Carpazi (cartolina)

 

DONNERSTAG 27.02.14

20.00 UHR

Krieg als gesellschaftliche Grenz- und Gewalterfahrung. Der Erste Weltkrieg und Tirol

Dr. Oswald Überegger, Direktor des Zentrums für Regionalgeschichte der Freien Universität Bozen

 

FREITAG 28.02.14

14.00 UHR

Begrüßung und Einführung

Moderation: Univ.-Prof. Dr. Brigitte Mazohl

 

14.30 UHR

Die Quadratur des Zirkels. Die Verfassungsreformpläne der cisleithanischen Regierungen 1914–1918

Helmut Rumpler, em.Univ.Prof. für Neuere und Österreichische Geschichte, Institut für Geschichte, Alpen-Adria-Universität Klagenfurt

 

15.15 UHR

Der wirtschaftliche Kollaps Österreich-Ungarns im Ersten Weltkrieg

Dr. Anatol Schmied-Kowarzik,Institut für Neuzeit- und Zeitgeschichtsforschung, Österreichische Akademie der Wissenschaften, Wien

 

15.45 UHR

Kaffeepause

 

Moderation: Univ.-Prof. Dr. Arnold Suppan

16.15 UHR

Die Maideklaration (1917) als Wendepunkt der südslawischen Politik im Ersten Weltkrieg? Mythos und Realität

Ao. Prof. Dr. Andrej Rahten, ZRC SAZU Ljubljana, Universität Maribor

 

16.45 UHR

„[…] hinter den Fronten aber kämpft die Frau ihre siegreiche Schlacht […]“. Der Erste Weltkrieg und die Gender-Perspektive

Mag.a Dr.in phil., ao. Univ.-Prof.in Gunda Barth-Scalmani, Institut für Geschichtswissenschaften und Europäische Ethnologie, Universität Innsbruck

 

17.15 UHR

La guerra immaginata. Temi e forme della mobilitazione culturale in Italia (1914–1918)

Prof. Dr. Marco Mondini, Istituto Storico Italo-Germanico, Trento; Dipartimento di Sociologia, Università di Padova

 

17.45 UHR

Diskussion

 

 

Krieg als gesellschaftliche Grenz- und Gewalterfahrung. Der Erste Weltkrieg und Tirol

Der Überblicksvortrag versucht die Bedeutung des Ersten Weltkrieges für Tirol aus einer etwas anderen Perspektive zu beleuchten. Zum einen fragt er danach, welche Rolle der Krieg als Gewalterfahrung und soziale Grenzerfahrung für die Tiroler Gesellschaft spielte, und zum anderen versucht er die Bedeutung herauszustreichen, die diesem Krieg als (auch regionale) Erfahrung einer globalen Moderne und – über das Jahr 1918 hinausgehend – als regionale Erinnerungsinszenierung zukam und teilweise noch heute zukommt.

 

Die Quadratur des Zirkels. Die Verfassungsreformpläne der cisleithanischen Regierungen 1914–1918

Das viel zitierte „Österreichische Staats- und Reichsproblem“ resultierte aus dem Gegensatz zwischenGesamtstaatsidee und Länderautonomie. Weder der bürgerlichen Revolution von 1848, noch dem Neoabsolutismus (1849–1861), nur partiell dem österreichischungarischen „Ausgleich“ von 1867, schon gar nicht dem liberalen Reichszentralismus Cisleithanien ist es gelungen, das Reich in einen Staat umzugestalten. Obwohl angesichts der Verschärfung des Nationalitätenkonfliktes die Chancen für einen Ausgleich immer geringer wurden, ließen die Regierungen Reformkonzepte ausarbeiten. Kaiser Karl hat diese Konzepte mit seinem Manifest vom Oktober 1918 überboten, in dem er den Völkern die Gründung von Nationalstaaten anbot.

 

„[…] hinter den Fronten aber kämpft die Frau ihre siegreiche Schlacht […]“. Der Erste Weltkrieg und die Gender-Perspektive.

Während des Krieges wurde die traditionelle Ordnung der Geschlechter durch die Anforderungen an Frauen im Arbeitsleben aufgeweicht, sie durften Maschinen bedienen, die man zuvor für sie schädlich gehalten hatte, sie mussten Entscheidungen treffen, die man vor 1914 ihnen nicht alleine überlassen hatte wollen. Symbol dafür waren die Hosen, die viele Frauen nun beim Arbeiten im städtischen oder ländlichen Raum anhatten. Der Beitrag setzt sich zum Ziel, das infolge zunehmender Industrialisierungs- und Dienstleistungsquote und Verstädterung veränderte weibliche Arbeitsleben in Cisleithanien während des Ersten Weltkriegs darzustellen.

 

Die Maideklaration (1917) als Wendepunkt der südslawischen Politik im Ersten Weltkrieg? Mythos und Realität

In der jugoslawischen Historiographie wurde der Maideklaration der südslawischen Abgeordneten im Wiener Parlament von 1917 eine prominente Stelle zugeschrieben. Allerdings zeigen die neueren Forschungen, dass es sich dabei nicht um einen Wendepunkt der südslawischen Politik im Ersten Weltkrieg handelt. Die Maideklaration passte nämlich inhaltlich mit der trialistischen Resolution des Krainer Landtags und mit Ivan Šusteršics Memorandum an Erzherzog Franz Ferdinand von 1909 zusammen. Ein bedeutender Unterschied bestand jedoch darin, dass die beiden Programme aus der Vorkriegszeit eine langfristige Lösung vorsahen, während die südslawischen Abgeordneten mit der Maideklaration eine prompte Reaktion seitens der österreichisch-ungarischen Regierungskreise erwarteten.

 

Der wirtschaftliche Kollaps Österreich-Ungarns im Ersten Weltkrieg

Anders als bisher untersucht, können die Ursachen der zunehmenden Schwierigkeiten der Kriegswirtschaft Österreich-Ungarns nicht anhand der „objektiven“ Produktions- und Leistungsdaten erkannt werden, die über die Versorgungslage und einen angeblichen Mangel an Lokomotiven (Robert J. Wegs) erklärt wurden. Vielmehr sind sie im Schleichhandel zu suchen, der sich für die staatliche Ressourcenverteilung im Sinne der Kriegsführung zersetzend auswirkte.

 

 Pattuglia italiana (cartolina)

La guerra immaginata. Temi e forme della mobilitazione culturale in Italia (1914–1918)

Il racconto della guerra alpina contiene in sé molti dei temi fondanti dell’immagine del 1914–1918 che verrà poi tramandata dai principali testi letterari nel processo di costruzione della memoria collettiva: la guerra come iniziazione ad una vita nuova (morale e virile), la guerra come scoperta (del valore dell’amicizia, della lealtà e del coraggio), la guerra come momento centrale della giovinezza (verso cui si proverà sempre un misto di nostalgia e rimpianto). All’interno del più vasto campo del racconto della guerra, alcuni soggetti sono di particolare importanza. La montagna ha un ruolo decisivo nel canone narrativo di guerra. È un’evidente forzatura rispetto alla reale importanza delle operazioni condotte sul teatro montano (una parte minore e relativamente poco importante dal punto di vista strategico sul fronte italo-austriaco), ma un enorme successo dal punto di vista della circolazione e del successo di pubblico. 


 

La Fabbrica del Tempo ha il piacere di invitarla

presentazione del libro/ Buchvorstellung

 

Le Opzioni rilette / Die mitgelesenen Briefe

 

 

Parkhotel Laurin
Bolzano/Bozen, via Laurin-Straße 4

Martedi/Dienstag, 11.02.2014, ore 20.30 Uhr

Salone delle Dame/Damensalon

 

 Le Opzioni rilette 2014

 

COMUNICATO STAMPA

 

La Fabbrica del Tempo / Die Zeitfabrik

 

 

A 75 anni esatti dalla stipula degli Accordi di Berlino tra Germania nazista e Italia fascista, che aprirono il capitolo delle Opzioni – uno dei più ardui, complessi e controversi della storia contemporanea dell'Alto Adige – La Fabbrica del Tempo approfondisce il tema della migrazione che ebbe luogo fra il 1939 e il 1943. Ai sudtirolesi di madrelingua tedesca e ladina, come anche a persone residenti in luoghi del Trentino come Luserna e la Val dei Mocheni, o della friulana Val Canale, si chiese di decidere (“optare”, appunto) in tempi rapidi fra l'acquisizione della cittadinanza tedesca (con conseguente trasferimento nel Reich) e il mantenimento della cittadinanza italiana e la permanenza in loco. A otto anni di distanza dall'uscita di un primo volume in cui La Fabbrica esplorò la tematica occupandosi della corrispondenza dell'epoca, un nuovo libro dell'associazione, dal titolo “Le Opzioni rilette – Die mitgelesenen Briefe”, fa sì che altre voci si alzino a parlare dell'evento che segnò fra il 1939 e il 1943 la storia di chi viveva immediatamente a sud del Brennero.

Questo volume analizza ambiti particolari, come quelli di come il mondo ladino visse le Opzioni, di come gli avvenimenti dell'epoca vennero percepiti negli ambienti ecclesiastici, di quanto le donne furono coinvolte in una vicenda in cui molto contarono anche aspetti pragmamatici come quelli della sistemazione logistica delle famiglie, del benessere dei figli ecc. Nel libro si prende in esame anche il “dopo”: si analizza ad esempio quale fu il destino di coloro che “rioptarono” tornando dopo la guerra in Alto Adige; si riportano le reazioni che vi furono da varie parti – politiche, civili, di sollievo o di denuncia – in relazione a uno sradicamento traumatico e sovvertitore di equilibri, straniante ma anche in grado di dar adito a un superamento dei confini per ritrovarsi “dall'altra parte della patria” - salvo poi scoprire un attaccamento insospettato a quella “patria”, al territorio di origine. L'iniziativa de La Fabbrica del Tempo solleva veli, dilata gli orizzonti e si pone molti interrogativi, che confluiscono in una questione-base: cosa tutto questo possa aver insegnato, in positivo e in negativo, a chi le Opzioni le ha vissute, a chi le ha recepite attraverso il racconto di altri, parenti e non solo, a chi si è appassionato all'argomento?

 

Davvero numerosi – quattordici, nello specifico – i contributi di storici e ricercatori che hanno collaborato con preziose disamine, argomentazioni con accenti anche divergenti fra loro, racconti e commenti, alla nascita del volume de La Fabbrica del Tempo, che riporta altresì un'antologia di “lettere dalle Opzioni” inedite a corollario degli interventi. Ma la domanda a cui il libro cerca di dare una risposta, quantomeno parziale, è quella a cui Joseph Zoderer, il più grande scrittore sudtirolese vivente, protagonista di un'intervista a cuore aperto, risponde affermativamente: si può – afferma Zoderer – imparare dalle Opzioni. Si legge nel capitolo dedicato allo scrittore: “Con il passare del tempo le Opzioni non segnarono più (per me) una tragedia, bensì un’occasione a posteriori per accogliere nella propria identità diverse “Heimaten”. Imparare dalle Opzioni – sostiene Zoderer – vuol dire apprezzare quello che la Storia offre a ciascuno di noi”.

Anche se questo può voler dire prendere coscienza delle conseguenze legate al trauma della spaccatura, che sfociarono in una sorta di “feticismo dell'unità”, a una chiusura degli universi linguistici in se stessi e all'accettare la logica della separazione come inevitabile. In occasione del censimento del 1981 si fece un appello, anche rifacendosi alla vicenda delle Opzioni, affinché la società altoatesina non si dilaniasse nuovamente. Tra l'altro un'altra voce importante del Novecento sudtirolese, quella del grande scalatore Reinhold Messner, si era levata a quel tempo per difendere coloro che non avevano optato e che non raramente erano stati fatti oggetto di denigrazione da parte di conterranei in nome di un “amor di patria” che secondo Messner presentava luci ma anche ombre. Anche di questo (riportando per la prima volta estratti inediti di lettere di Dableiber) parla il libro de La Fabbrica del Tempo. Luci e ombre, dunque, spiragli e zone oscure. L’elaborazione del dramma delle Opzioni – nelle sue molteplici sfaccettature, cui il volume “Le Opzioni rilette – Die mitgelesenen Briefe” cerca di dar voce - ha richiesto di fatto molto tempo: ci sono voluti infatti decenni per superare (quasi) definitivamente le ripercussioni di quella spaccatura.

Quattordici, dicevamo (oltre a due interviste), i capitoli del libro, che corrispondono ad altrettante analisi dei diversi aspetti del “caso Opzioni”. I capitoli sono scritti in italiano o in tedesco (in quest'ultima lingua è anche l'intervento dello storico ladino Werner Pescosta). Alla fine di ogni capitolo un abstract ne riassume il contenuto, di volta in volta nell'altra lingua (tedesco se il saggio in questione è in italiano, italiano se il saggio è in tedesco).

 

All'introduzione del presidente de La Fabbrica del Tempo, Tiziano Rosani (uno dei curatori del volume insieme ad Ulrike Kindl, già docente di Germanistica presso l'Università Cà Foscari di Venezia, ai ricercatori Fabrizio Miori e Patrizia Volgger e al giornalista Patrick Rina), fa seguito il saggio dedicato da Hans Heiss al tema “Option 1939 in Südtirol – Eine Epochenzäsur des 20. Jahrhunderts”. Seguono un testo in cui Gustavo Corni analizza le Opzioni nel contesto della guerra nazista e uno in cui Carlo Romeo si occupa di “Controversie, alterità, condivisioni: la ricezione italiana delle Opzioni del 1939”. Viene preso in esame nel proseguo dei capitoli anche il vissuto della popolazione ladina: Werner Pescosta racconta come ci si sentisse in quegli anni “Zwischen aller Fronten: die Ladiner und die Option”. La prospettiva si amplia ulteriormente nel saggio di Helmut Alexander “Out of Südtirol: Option und Umsiedlung im Fersental, in Lusern und im Kanaltal”. Josef Gelmi passa dunque ad approfondire il rapporto fra la Chiesa altoatesina e le Opzioni. Il vissuto delle donne durante le Opzioni viene ricostruito nel capitolo “Option und Umsiedlung: Erfahrungsdimension von Frauen” di Martha Verdorfer, mentre Alessandra Zendron sviscera quale fu il rapporto tra “i tirolesi italiani e le Opzioni”. Le ragioni che spinsero molti optanti a tornare nel territorio che avevano lasciato è il tema del saggio di Stefan Lechner “Auf der Suche nach der Heimat Südtirol; Rückoption und Rücksiedlung”. Christoph Franceschini fa riferimento nel suo intervento a “Die Zeit des Maulkorbs”, l'ostilità cui andò incontro chi, come Reinhold Messner, mise in dubbio alcuni concetti dati per scontati, mentre Günther Pallaver si interroga sul presente e il futuro nel saggio “Das Erbe der Option”.

A questo punto il libro apre alle testimonianze dirette. Due importanti voci del Novecento – sudtirolese e non – quelle del già citato scrittore Joseph Zoderer e di un simbolo vivente del pacifismo, Franz Thaler, rivelano in due interviste realizzate per La Fabbrica del Tempo dal giornalista Patrick Rina cosa significò, per due persone diverse e lontane tra loro ma accomunate da ideali di non violenza e dalla convinzione che una serena convivenza tra gruppi linguistici in Alto Adige fosse possibile, optare o restare in patria. La famiglia di Zoderer optò per il Reich e Joseph si trovò proiettato in un mondo altro e ostile, che solo col tempo e gli studi imparò ad accettare, per poi tornare in patria. Franz Thaler, artigiano, figlio di convinti Dableiber sarentinesi di cui condivise la scelta, subì intimidazioni, venne internato (ma sopravvisse) ai lager di Dachau e Hersbruck. Il racconto di Zoderer si incentra sul tema “Die Gnade der späten Erkenntnis; Joseph Zoderer und die Option”, quello di Thaler è una “Einleitung zum eigenständigen Denken: Franz Thalers Lehre zur Option”.

 

A questo punto il libro “vira” decisamente sulla corrispondenza che attraversò in un senso e nell'altro soprattutto il confine del Brennero e sul trattamento che ricevette dalla censura fascista. Uno specifico testo illustra quale fu la portata della “revisione postale” in Alto Adige negli anni 1939-1943. Il tutto sfocia nel capitolo di Fabrizio Miori su “Il controllo della corrispondenza nell'Alto Adige delle Opzioni” e in quello, speculare, di Ulrike Kindl dal titolo “Die mitgelesenen Briefe. Zensurierte Briefe in Südtirol zur Zeit der Option”. Infine, dopo un dettagliato recall della cronologia degli eventi storici del periodo, nelle pagine che seguono “irrompono” le lettere, decine di lettere, in italiano e in tedesco, a formare un'antologia delle missive che vennero scritte, e poi esaminate dalla censura ma di fatto quasi mai tolte di corso,da optanti e Dableiber, uomini e donne provenienti dagli strati sociali più diversi.